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Che cos’è questa crisi? (parte 1/3)

Articolo del giornalino studentesco Cortocircuito

Stiamo vivendo la più grande crisi finanziaria dopo quella degli anni ‘30. Cerchiamo di capire cosa l’ha causata in 3 brevi e semplici spiegazioni, questa è la prima.

MUTUI SUBPRIME E BOLLA IMMOBILIARE

Sentiamo spesso dire che la crisi è iniziata a causa dei mutui subprime. Ma cos’è un mutuo subprime? Si tratta di un mutuo che la banca concede a persone con un reddito basso e/o instabile. Il mutuo subprime è un’ operazione rischiosa per la banca, in quanto non è sicuro che le persone riusciranno a pagare il debito. A partire dal 2000, molte banche americane concedono tantissimi mutui, tra cui anche molti mutui subprime. Ma perché le banche concedevano mutui a persone che avrebbero avuto difficoltà a ripagarli? A partire dal 2000 fino a metà del 2006, il prezzo delle abitazioni è cresciuto moltissimo, creando una cosiddetta “bolla immobiliare”. Infatti, prevedendo un continuo aumento dei prezzi delle case, chi concedeva un mutuo non si chiedeva se il mutuatario “subprime” potesse veramente ripagare le rate, anzi, in caso di mancato pagamento, la banca poteva prendersi la casa e rivenderla ad un prezzo più alto dell’ammontare del mutuo concesso. La bolla immobiliare è stata favorita dai tassi d’interesse molto bassi raggiunti dal 2001 al 2004. I tassi bassi erano parte della politica di stimolo economico della Banca centrale americana (FED) in risposta alla crisi della bolla internet del 2000 e all’attacco dell’11 Settembre 2001. Ma il tasso di interesse viene anche chiamato “costo del denaro”. Quindi se i tassi sono bassi anche il denaro “costa poco” e le persone hanno sia più possibilità sia più incentivo a prendere soldi in prestito. Quindi molte persone richiedono e ottengono dei mutui per comprare casa. Ed è anche per questo che i prezzi delle case sono aumentati causando la “bolla immobiliare”. Nel prossimo articolo vedremo come le banche possono rivendere i mutui subprime trasferendone il rischio nel mercato finanziario.

Riccardo Pelli (Liceo Ariosto Spallanzani)

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Intervista a Margherita Hack

Articolo del giornalino studentesco Cortocircuito

Margherita Hack è una famosa astrofisica e divulgatrice scientifica italiana. Membro delle più prestigiose società fisiche e astronomiche, è stata anche direttore del Dipartimento di Astronomia dell’Università di Trieste. Ha lavorato presso numerosi osservatori americani ed europei ed è stata per lungo tempo membro dei gruppi di lavoro dell’ESA e della NASA. Ha pubblicato numerosi lavori originali su riviste internazionali e numerosi libri sia divulgativi sia a livello universitario. Margherita Hack nel 1978 fondò la rivista bimensile “L’Astronomia”. In segno di apprezzamento per il suo importante contributo, le è stato anche intitolato l’asteroide 8558 Hack. Margherita Hack è anche presidente onorario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti.

- Che cos’è che l’ha appassionata così tanto alle stelle e che cos’hanno in comune le stelle con l’uomo?

La mia passione è la fisica e mi sono appassionata alle stelle quando mi è capitato di fare una tesi in astrofisica, dove per studiare le stelle si applicano tutti i campi della fisica; quindi quello che piace a me è la fisica, la ricerca fisica. Cos’ha in comune l’uomo con le stelle? Eh, parecchio perché tutta la materia di cui siamo fatti noi l’hanno costruita le stelle, tutti gli elementi dall’idrogeno all’uranio sono sati fatti nelle reazioni nucleari che avvengono nelle supernove, cioè queste stelle molto più grosse del Sole che alla fine della loro vita esplodono e sparpagliano nello spazio il risultano di tutte le reazioni nucleari avvenute al loro interno. Per cui noi siamo veramente figli delle stelle.

- Una domanda che l’uomo si pone da sempre: nell’universo siamo soli?

Probabilmente non siamo soli perché ci sono miliardi e miliardi di pianeti e quindi tutte le volte che ci sono le condizioni favorevoli perché possa nascere la vita questa sboccerà in qualche luogo.

- Gli avvistamenti degli ufo sono quindi possibili?

Quelli non hanno senso, perché le distanze sono enormi. Pensare di poter viaggiare da un sistema solare all’altro, visto che le distanze sono enormi e la velocità della luce è un limite insuperabile, probabilmente resterà sempre fantascienza.

- Quindi non ci possiamo illudere di vedere qualche ufo come qualche telegiornale ci fa credere?

Bisognerebbe viaggiare per migliaia e migliaia di anni per arrivare da noi al sistema solare più vicino.

- Alcuni sostengono che nel 2012 ci sarà la fine della Terra, lei cosa ne pensa?

Quella è una grossa balla.

- Invece, secondo lei, come e soprattutto quando può esserci il rischio della fine della Terra?

Il rischio certo è che fa 5 miliardi di anni il Sole inizierà ad invecchiare, diventerà una gigante rossa, il suo raggio aumenterà di 200 volte e lambirà l’orbita della Terra e quindi finiremo dentro il Sole.

- Ma l’uomo, secondo lei, potrà ancora esserci?

Penso che si sarà estinto prima.

- Per colpa sua?

Eh si, probabile.

- Lei si è dichiarata favorevole al ritorno dell’Italia al nucleare, come mai?

Io non ho detto che sia necessario il nucleare, credo che ci siano pregiudizi come l’idea che il rinnovabile sia di sinistra ed il nucleare sia di destra, in realtà tutti abbiamo bisogno di energia, a sinistra e a destra. Io credo che bisognerebbero utilizzare al massimo le energie rinnovabili però non potremo fare a meno del nucleare a causa della richiesta sempre crescente di energia da parte dell’industria. Oggi noi dipendiamo completamente dall’estero, compriamo energia nucleare dalla Francia, dalla Germania, dalla Svizzera, …compriamo il petrolio ed il metano dall’Ucraina, dalla Russia, dalla Libia, …quindi dovremo per forza pensare anche ad avere delle sorgenti di energia nucleare. C’è il problema delle scorie, che non va risolto all’italiana, ma in maniera più seria di come vengono risolti i problemi di altre scorie. Se questo problema l’ha risolto la Francia lo dovremo risolvere anche noi.

- Però la Francia non ha proprio risolto il problema, le scorie le ha semplicemente accantonate sotto terra.

Non è che si possa risolvere il problema se non mettendo le scorie in un contenitore di piombo, in profonde miniere, dove non ci siano infiltrazioni d’acqua, ecc… Non è che si possano eliminare per sempre, perché la vita media dell’uranio è lunghissima, nell’ordine di miliardi di anni. Quello che si potrà fare, a cui sta lavorando Carlo Rubbia, è trovare nuovi combustibili nucleari con una vita media più breve dell’uranio.

- Non c’è comunque il rischio che queste centrali nucleari entrino in pieno regime tra una trentina d’anni quando probabilmente ci saranno nuovi modi, anche più economici, per sfruttare al meglio le energie rinnovabili?

La ricerca va sempre avanti, stando fermi si resta indietro. Quindi io credo che dovremo cercare di sviluppare tutte le fonti di energia, anche quelle ad idrogeno ad esempio. L’industria dovrebbe spendere molto di più per la ricerca di quello che fa. L’industria italiana attualmente non spende nulla per la ricerca, compra brevetti e basta, quindi c’è un’ignoranza scientifica ed un mancanza di lungimiranza, non solo da parte dei politici, ma anche da parte delle industrie.

- Come mai così tanto in Italia?

C’è una grande ignoranza scientifica, non so come mai. Perché siamo sottosviluppati.

- Lei si dichiara atea convinta, quindi in tutti i suoi anni di studi e di ricerca non ha mai riscontrato la presenza “divina” nell’universo?

No, io non ci ho mai creduto.

- Quindi i miracoli, ad esempio, come se li spiega?

I miracoli si possono spesso spiegare con abbagli, allucinazioni …ci sono tanti modi di spiegarli. Il miracolo di San Gennaro, ad esempio, è un fenomeno chimico di certi stati della materia che sono instabili, basta agitare un po’ un solido (il sangue del santo, ndr) per liquefarlo. Ci sono altri miracoli simili come le madonne che piangono ad esempio, … non ridono mai, non so perché!

- Secondo lei lo Stato italiano è laico?

Oh, mamma mia. Era più laica la DC, molto più laica dello Stato italiano oggi.

- Quindi la Chiesa Cattolica influenza lo Stato italiano?

Certo lo influenza. Nel male, ma anche nel bene come ora Famiglia Cristiana che gli ha bacchettati un po’. Invece la ricerca sulle cellule embrionali staminali, il testamento biologico, una legge per le unioni di fatto, ecc… non si riusciranno mai fare in Italia per l’interferenza del Vaticano.

- Grazie mille per la disponibilità. E’ stato un grandissimo piacere.

Intervista realizzata dalla Redazione di Cortocircuito

“MALAINFORMAZIONE – la scomparsa dei fatti” progetto estivo di Cortocircuito

Logo Malainformazione - la scomparsa dei fatti

Proietteremo, per la primissima volta, i cortometraggi da noi realizzati quest’estate del progetto “MALAINFORMAZIONE -la scomparsa dei fatti”:

- Sabato 28 Agosto 2010 proietteremo il cortometraggio “A Reggio Emilia è presente la mafia?”

- Sabato 4 Settembre 2010 proietteremo il cortometraggio “La verità sull’immigrazione”

Entrambe le proiezioni inizieranno alle 15:30 all’azienda Recam (Via del Chionso, 16).

Vi aspettiamo numerosi!

La Redazione di CORTOCIRCUITO

Per prenotazioni ed info: scrivi@cortocircuito.re.it

……………………………

Un gruppo di ragazzi curiosi (la Redazione di Cortocircuito) cercano di scoprire, smentendo i “luoghi comuni” e facendosi invece guidare dai FATTI e dai DATI OGGETTIVI, la verità sull’immigrazione e sulla mafia a Reggio Emilia.

Ad entrambi gli argomenti corrisponde un CORTOMETRAGGIO, composto da analisi, riflessioni, dati, …oltre che da numerose interviste.

Abbiamo infatti avuto il piacere di rivolgere qualche domanda, oltre che alla gente comune, ad autorevoli politici, magistrati, giornalisti ed esperti; come Giuseppe Ayala, PM del Maxiprocesso di Palermo e nel pool anti-mafia con Falcone e Borsellino, il Senatore Filippo Berselli, Presidente della Commissione Giustizia; oltre al Sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, alla Presidente della Provincia di Reggio Emilia Sonia Masini, nonché esponenti del Partito Democratico; abbiamo inoltre intervistato l’On. Angelo Alessandri, Presidente Federale della Lega Nord, Riccardo Staglianò, giornalista de “La Repubblica” ed autore del libro “Grazie. Ecco perché senza gli immigrati saremmo perduti”, Marco Imperato, Pubblico Ministero e membro dell’Associazione Nazionale Magistrati, Enrico Bini, Presidente della Camera di Commercio di Reggio Emilia, Ro Marcenaro, esperto di comunicazione e di società, Fabio Filippi, consigliere della Regione Emilia Romagna del Popolo della Libertà; oltre ai consiglieri comunali di Reggio Emilia: Marco Eboli – PDL , Antonella Spaggiari – Lista civica con l’UDC ed ex Sindaco di Reggio Emilia, Matteo Iotti – Lega Nord, Liborio Cataliotti – PDL …ed altri!

Morti bianche, una fatalità?

morti bianche

Articolo del giornalino studentesco Cortocircuito

In Italia solo nel 2008 si sono registrati più di 1.060 decessi sul lavoro con la media di circa 3 operai morti ogni giorno, vittime dei padroni senza scrupoli che obbligano gli operai a fare turni lavorativi pesantissimi senza le dovute precauzioni.

È impensabile che ancora oggi, dopo le rivolte popolari, dopo le carneficine fatte durante gli scioperi da parte della polizia negl’anni 60 ai danni della classe lavorativa, un operaio debba andare a lavorare ogni giorno con il dubbio e la speranza di poter tornare a casa vivo, ancora più impensabile è il fatto che i giovani di oggi non guardino questi argomenti senza essere consapevoli che in un futuro potrebbero essere loro stessi ad essere soppressi dai problemi della precarietà, dal problema che la morte sul lavoro è una delle principali cause di decesso attuali e dai problemi dei salari bassissimi.

Molti pensano che l’unica soluzione sia la “lotta operaia” ovvero una rivoluzione da parte della classe lavorativa ai danni della classe borghese, forse davvero l’unica strada dato che i sindacati attuali spesso sono corrotti restando quindi fermi senza agire e facendo accumulare odio ai lavoratori che sfocerà probabilmente in un disinteressamento su ogni aspetto della quotidianità.

Per darvi un esempio di una fabbrica ho eseguito una ricerca su articoli di giornale, documentari televisivi e articoli sul web, di una fabbrica automobilistica tedesca che obbliga gli operai a lavorare 10 ore al giorno, ogni settore è composto da 3 team, all’ora del cambio nel caso un operaio fosse assente un lavoratore del turno precedente è costretto a coprirlo per un totale di 20 ore lavorative consecutive in una giornata, nel caso di rifiuto il lavoratore sarà direttamente licenziato senza indugi; vogliamo questo tipo di fabbriche in Italia per il nostro futuro?

I morti e i feriti sul lavoro non sono una fatalità, frutto del caso, gli interessi degli operai e del resto delle masse popolari sono incompatibili con gli interessi dei capitalisti, non si tratta di una divergenza di opinioni o morale, si tratta di interessi opposti. A parità di altre condizioni, se il reddito dei lavoratori aumenta, il profitto e le rendite dei capitalisti diminuiscono. Se la sicurezza e la protezione dei lavoratori migliorano, i profitti dei padroni diminuiscono. Se la salvaguardia dell’ambiente aumenta, i profitti e le rendite dei capitalisti diminuiscono. Quanto più potere hanno i lavoratori, tanto meno ne hanno i capitalisti. I lavoratori sono tanto più liberi quanto meno lo sono i capitalisti.

I capitalisti sfruttano i lavoratori e il resto delle masse popolari grazie alla proprietà delle risorse naturali e del capitale che si sono arrogati e al potere politico e al prestigio sociale di cui godono.

Non abbandoneranno mai i loro privilegi se non vi saranno costretti; a questo proposito farei un appello e chiamerei in causa tutti coloro che sono rimasti indifferenti fino ad ora e richiederei inoltre un pesante risveglio di noi giovani dicendo basta ai meeting di morte che ogni giorno vediamo da parte di coloro che credono di essere padroni di questo mondo, questo mondo non è in vendita ragazzi, questo mondo ci appartiene e difendiamolo!

Apriamo gli occhi e cerchiamo un futuro migliore!

Matteo Davoli (Zanelli)

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Si, no …alla vita?!

si, no alla vita - foto 1

Articolo del giornalino studentesco Cortocircuito

“[…] Io credo in un’America dove la separazione tra Chiesa e Stato sia assoluta. Dove nessun gruppo religioso cerchi di imporre i suoi voleri direttamente o indirettamente sulla popolazione o sugli atti pubblici dei suoi funzionari […]”

Queste parole di John Fiztgerald Kennedy dovrebbero essere presi d’esempio da uno Stato, quello italiano, troppo condizionato dal volere cattolico che molte volte va contro a quelle che sono le più ovvie nozioni di moralità. Il caso che circa un anno fa ha diviso il panorama italiano è quello di Eluana Englaro, una ragazza obbligata a “vivere” vegetativamente a causa di una Chiesa che ancora una volta ha pensato bene di metter bocca in questioni che mai e poi mai dovrebbero riguardarla.

Come è possibile giudicare vita lo stare 17 anni su un letto, senza parlare, senza potersi muovere, senza poter ascoltare? Come è possibile che in uno Stato dove l’articolo 7 della costituzione “…Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuna nel proprio ordine, INDIPENDENTI e sovrani…” la Chiesa abbia così valore? Come è possibile che un padre debba sentirsi dire che sua figlia, allo stato vegetativo da 17 anni, ipoteticamente è viva al punto di poter mettere al mondo un bambino? Ma soprattutto come è possibile che qualcun altro decida della nostra vita?

Credo vada semplicemente rispettata la volontà del singolo individuo, voglia egli continuare a vivere in stato vegetativo oppure morire. Per fare ciò credo sia necessario porre in atto il testamento biologico, affinché un individuo in grado di esercitare la propria volontà possa decidere sulla propria vita, sollevando da responsabilità parenti e medici.

Ma che cos’è esattamente il testamento biologico? E’ l’espressione della volontà da parte di una persona, fornita in condizioni di lucidità mentale, in merito alle terapie che intende o non intende accettare nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti, malattie che costringano a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione.

Io credo quindi nel diritto all’autodeterminazione della persona che ci permetterebbe di decidere della nostra vita fino anche alle estreme conseguenze, che coincidono con il diritto di decidere anche della nostra morte. Un diritto oggi in Italia ribadito su base Costituzionale dalla Magistratura con le sentenze relative ai casi di Piergiorgio Welby e di Eluana Englaro. Questo stesso diritto sarebbe invece negato dal recente Disegno di Legge per quanto riguarda le “Direttive anticipate di trattamento”, così com’è stato approvato in Senato e ora in discussione in Parlamento. Infatti questo Decreto negherebbe a noi Italiani il diritto di rifiutare alcuni trattamenti terapeutici, in particolare l’idratazione e l’alimentazione artificiale, sostenendo che non si tratti di terapie, come invece dice l’Organizzazione Nazionale della Sanità, bensì di sostegni vitali.

Concludendo, penso che anche qual’ora esistesse per una parte della popolazione un imperativo morale secondo il quale la vita vada comunque sostenuta anche artificialmente fino all’ultimo limite possibile, questo non può diventare una legge civile, una legge dello Stato a cui obbligare tutti. Il legislatore dovrebbe semplicemente dare la possibilità a ciascuno di fare la propria scelta attraverso il testamento biologico, come già avviene in numerosi pesi occidentali tra cui Regno Unito, Svizzera, Paesi Bassi, Stati Uniti, Germania.

La vita di ciascuno non appartiene al Governo e non appartiene alla Chiesa. La vita appartiene solo a chi la vive. Poiché vita è libertà di vivere non condanna a vivere.

Martina Montecchi (Magistrali)

si, no alla vita - foto 2Affinché ognuno possa farsi una propria idea, raccogliamo anche un’opinione opposta su questo delicato tema.

Io invece dico no al testamento biologico, senza se e senza ma. Io credo che la vita sia sacra, il Creatore c’è la donata e noi dobbiamo viverla, anche nei momenti più difficili. Sono inoltre contrario al testamento biologico poiché nessun uomo sa veramente prevedere ciò che vuole per sé in un futuro solo immaginato ma mai vissuto. Il testamento biologico invece è una decisione irrevocabile, una volta presa non si può più tornare indietro. Inoltre, nessuno può escludere che in un futuro assai prossimo si possano trovare delle cure per cui quel paziente, prima incurabile, possa stare almeno un po’ meglio. Non dimentichiamoci che, soprattutto negli ultimi anni, la scienza ha fatto grandi passi in avanti in tal senso.

Il testamento biologico serve casomai a nascondere alcuni veri problemi della medicina moderna, tentando di risolverli con l’arma, sempre deleteria, del legalismo e del formalismo contrattuale. Che il medico e il paziente riprendano a dialogare fra loro; che il medico si sforzi di conoscere il malato nella sua complessità di persona, e non di insieme di organi da riparare; che il malato ritorni ad affidarsi al medico con la fiducia di chi si riconosce bisognoso di salute, di quella salus che contiene in sé la radice della parola “salvezza”.

Luca Strozzi (Bus)

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Cortocircuito Numero 4

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Da oggi è disponibile online il nuovo numero di Cortocircuito!

Lo puoi trovare al seguente link, oppure su www.cortocircuito.re.it.

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Omicidio di Stato

Omicidio di Stato

Articolo del giornalino studentesco Cortocircuito

Confrontandomi con i miei coetanei, a scuola e a casa, mi sono reso conto che non è affatto opinione comune ciò che io davo per scontato.

Infatti, mentre secondo me è indiscutibile che la pena di morte sia inutile e ingiusta, sia dal punto di vista etico che da quello sociale, diversi ragazzi rimpiangono l’assenza di una punizione estrema incombente che faccia pensare due volte i criminali prima di commettere un delitto, e che tolga dalla circolazione quei tanto temuti serial killer dei quali svariati telefilm ci documentano, per far sì che, come negli Stati Uniti d’America, la gente per bene possa tenere spalancate le porte e le finestre delle proprie villette, dormendo sonni tranquilli in un Paese benestante, pulito e sorridente.

Tuttavia mi dispiace dare una delusione a tutti gli ‘Americani a Roma’ del nuovo millennio, che trovano conforto nella morte di un criminale: negli USA la media di omicidi su 100′000 persone è di 5.4 (fonte:www.fbi.gov), mentre in Italia, dove non si può girare tranquilli per la città, dove devi dare tre mandate alla porta di casa e devi chiudere con tre lucchetti la bicicletta perché non venga rubata, la media degli omicidi annui su 100′000 persone è di 1.2 (fonte:Istat).

‘Meglio la pena di morte che un sistema giuridico che non funziona!’, mi sono sentito dire, ‘In Italia uno stupratore sta in galera due anni e poi è già libero!’. Io proporrei anche, per avere in questo Paese una giustizia come Dio comanda, il taglio della mano per lo scippo, l’amputazione dell’avambraccio per la palpata al sedere, lo stagliuzzamento della lingua per violenza verbale, la lapidazione per atti osceni in luogo pubblico, la gogna per accesso non autorizzato in proprietà privata, la crocefissione per furto aggravato, la ghigliottina per aggressione.

Ma invito ciascuno, al di là dell’effettiva inefficacia della pena di morte, a chiedersi se lo scopo della giustizia sia quello di eliminare i criminali dalla faccia della terra, o sia quello rieducarli. Io penso che la giustizia debba fare in modo di ridurre al minimo gli omicidi in un Paese. Ma la morte di un criminale per mano dello Stato non è anch’essa un omicidio? Se si riconosce, tra i diritti umani, quello della vita, che non può essere infranto da nessuno, non è una contraddizione accettare l’uccisione di un uomo, anche se essa è autorizzata dallo Stato? La pena di morte non è un argomento sul quale bisogna dare risposte approssimative e superficiali, fondate su luoghi comuni e presentimenti non supportati dai fatti. Dichiarandosi favorevoli alla pena di morte ci si dichiara favorevoli alla morte di un individuo, per mano di qualcun altro, ma per proprio volere.

Secondo me la parola punire è sbagliata. Io ritengo la punizione inutile, se non è fine all’educazione. Un criminale è una persona che ha sbagliato, e che non deve sbagliare più. Probabilmente ha sbagliato perché non ha il senso del rispetto delle leggi imposte dallo Stato, che servono a tutelare i diritti dei cittadini. Quindi c’è un errore nell’educazione dell’individuo, un errore che va riparato con adeguate attività e ‘ammortizzatori’ sociali, che lo aiutino a reintrodursi come un cittadino normale nella società.

Alla domanda precedente, ‘bisogna eliminare un criminale della faccia della terra, oppure rieducarlo?’, un babilonese forse avrebbe risposto ‘eliminare i criminali’. Io, rispondendo così, mi sentirei tanto assassino quanto il colpevole da uccidere.

Riccardo Pelli (Liceo Ariosto Spallanzani)

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Acqua S.p.A

Acqua S.p.A.

Articolo del giornalino studentesco Cortocircuito

Il Governo ha appena approvato l’articolo 23 bis del Decreto legge 112 che in pratica sancisce la privatizzazione dell’acqua pubblica. Tale Decreto prevede la sottomissione alle regole dell’economia capitalistica della gestione dei servizi idrici comunali, in questo modo l’acqua potrebbe non essere più un bene pubblico, poiché sarà gestita principalmente (esattamente per il 70%) da multinazionali private. Quelle stesse multinazionali che attualmente gestiscono le acque minerali.

Ma cosa significa esattamente? Con la fiducia sulla conversione in legge del Decreto Ronchi le municipalizzate (ovvero dei Comuni, quindi società pubbliche) che fino ad ora hanno gestito i servizi idrici in quasi tutte le città italiane saranno costrette a fare gara sul mercato. Infatti ogni Comune dovrà indire un bando pubblico a cui possono partecipare le (forti e ricche) società private e le “vecchie” municipalizzate. Se le municipalizzate perdono la gara d’appalto, cosa probabile visto che sono economicamente molto più deboli, dovranno cedere il 70% della loro quota alla società privata che si è aggiudicata il bando.

Privatizzare non significa migliorare il sistema, anzi le nuove società private sicuramente penseranno più al profitto che al fornire un servizio efficiente e di qualità ai cittadini. Per questo motivo non credo che la strada della liberalizzazione intrapresa dal Governo sia la strada giusta. Ancora una volta, anziché regolamentare un settore vitale per la società come quello dell’acqua pubblica con la costituzione di una Autorità che avrebbe potuto risolvere i problemi attualmente presenti soprattutto in alcune città del sud, il Governo ha dimostrato di essere preoccupato più di assecondare gli interessi dei gruppi industriali privati.

Ma c’è anche un altro grosso problema legato all’acqua: il pianeta è rimasto a secco e, guarda caso, ce ne siamo accorti troppo tardi. Sotto la spinta della crescita demografica e per effetto dell’inquinamento, le risorse idriche pro capite negli ultimi trent’anni si sono ridotte del 40 per cento. Gli scienziati avvertono che, intorno al 2020, quando ad abitare la Terra saremo circa 8 miliardi, il numero delle persone senza accesso all’acqua potabile sarà di più di 3 miliardi. Alcuni anni fa, Ismail Serageldin, il vicepresidente della Banca mondiale, disse che le guerre nel ventunesimo secolo saranno guerre per l’acqua. Si riferì al fatto che le fonti di acqua fresca nel mondo sono destinate a scarseggiare in modo allarmante e che di conseguenza saranno inevitabili conflitti e migrazioni umane di massa.

Ma il Governo Italiano ha trasformato questa fondamentale risorsa collettiva in un bene commerciabile. A mio parere, l’acqua è un bene talmente fondamentale per tutti noi che privatizzarla dovrebbe suscitare in noi un sentimento di rabbia e di sdegno. Sottoporre anche l’acqua alle leggi di mercato del capitalismo selvaggio che ci circonda e ci utilizza è quantomeno rischioso e preoccupante, ma ho l’impressione che per molte persone la questione sia marginale o limitata soltanto al rincaro delle bollette dell’acqua che la riforma potrebbe causare. Sebbene anche questo non sia un punto trascurabile: a Latina, ad esempio, e’ già stato deciso dall’azienda Veolia, a cui è stata affidata la gestione dell’acquedotto comunale, un aumento del 300 per cento delle bollette. 

Io vedo questa scandalosa legge come qualcosa di più profondo e importante. Essa sposta il limite nel rapporto tra Stato e Imprese cedendo a privati qualcosa che deve essere statale e libero, di tutti noi insomma, e non di pochi che, improvvisamente, si appropriano di qualcosa di nostro e decidono a che prezzo (e se vendercela). Ma vi rendete conto? La nostra cara acqua, quella delle fontanelle dei parchi o quella che scorre nei nostri rubinetti, ora è di proprietà di qualche azienda!

Pensiamo un attimo all’importanza dell’acqua, l’importanza che essa avrà in futuro, pensiamo al fatto che la popolazione mondiale aumenta in modo incontrollato e l’acqua non aumenta proporzionalmente, bensì diminuisce per effetto del surriscaldamento globale e della desertificazione. Riflettete, e indignatevi davanti a una simile ingiustizia.

Federico Marcenaro (ITI)

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Dibattito: pericoli e frontiere

Pericoli e frontiere - 1

Articolo del giornalino studentesco Cortocircuito

Il centro storico della nostra città, soprattutto d’inverno, è un luogo semi deserto. Sempre meno sono i giovani che “osano avventurarvisi”, così che sono sempre di più gli esercizi commerciali costretti a chiudere. Anche perché molti nostri coetanei preferiscono i caldi centri commerciali/multi sala, vera espressione del consumismo made in USA, che al contrario nascono come funghi. Questa situazione è quanto meno, a nostro modesto parere, triste. Triste poiché i giovani dovrebbero vivere la propria città, anche senza essere per forza soggetti alle regole del mercato. Sarebbe bello poter riscoprire le piazze, i parchi come luogo d’incontro collettivo.

Inoltre, crediamo, che il modo migliore per combattere la delinquenza e soprattutto il senso di insicurezza è la partecipazione e la presenza in quei luoghi, altrimenti il degrado avanzerà sempre più nel bel centro storico della nostra città. A scoraggiare tutto ciò ci sono però episodi negativi. Come quello accaduto un Venerdì di metà Febbraio, in cui quattro nostri coetanei sono stati letteralmente presi a bottigliate, da un gruppo di extracomunitari, vicino al caffè Planet in Via Guido da Castello, quindi in pieno centro storico. Questi ragazzi hanno anche scritto una lettera alla Gazzetta di Reggio per denunciare pubblicamente l’accaduto. (qui la lettera completa) Read more »

65 anni dopo, cos’è cambiato?

65 anni dopo, cos'è cambiato

Articolo del giornalino studentesco Cortocircuito

Il 25 Aprile 1945 doveva essere la data dei funerali del fascismo, era finita l’epoca dell’olio di ricino e del manganello, doveva essere finita per sempre l’epoca della violenza e dell’ideologia della razza e invece è stato l’inizio dei funerali della Resistenza che, sopratutto negli ultimi anni, ha visto perdere il suo valore, sostituito dalla più totale indifferenza di cinismo e conformità. Ora dobbiamo renderci conto: “dove volevano arrivare quegli eroi che oggi chiamiamo partigiani?” Questo 25 Aprile non dobbiamo limitarci alla solita superficialità ma dobbiamo riflettere profondamente.

Il fascismo è finito veramente? Oppure è stata la resistenza ad essere seppellita a poco a poco negli anni? Stiamo rendendo davvero omaggio a quanti lottarono e diedero tutto, se ci limitiamo solo a ricordare ed indignarci in questa gloriosa data di fine Aprile? Oggi ci sono ancora tantissime battaglie da combattere e vincere, ed ancora una volta la storia chiama gli uomini e le donne giusti a prendere parte, schierarsi e combattere le nuove guerre di liberazione,
lo ripeto ancora, dobbiamo schierarci e combattere per la società che sogniamo, dove scuola e sanità sono totalmente pubbliche, dove la pensione è una certezza così come lo è un lavoro dignitoso e alieno alle logiche dello sfruttamento dell’ uomo sull’uomo, una società che elimini le radici del fascismo, prima fra tutte l’ignoranza! Una società che sia al servizio dell’ uomo e non del mero guadagno personale. La società attuale non è altro che discoteca e scooter truccati … Vogliamo svegliarci ?!?

Giustizia e libertà! Per questo morirono, per questo raccoglieremo la loro bandiera!

Matteo Davoli (Zanelli) e Andrea Caputo (Motti)

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